Claudio Capone, è scomparso un mito.
Si è spento all’età di 55 anni Claudio Capone, uno fra i più importanti doppiatori italiani. Era stato per anni la superba e storica voce fuori campo nei documentari di Quark e Geo & Geo, conosciuto anche come doppiatore di Ridge in Beautiful, Don Johnson in Miami vice, John Travolta e tantissimi altri. Si trovava per lavoro a Crieff (Scozia), dove si è sentito male la mattina di sabato 21 giugno, nella sua stanza d’albergo, per poi morire poche ore dopo all’ospedale di Perth. Claudio Capone è stato (e sarà sempre) un importante punto di riferimento per me, per chiunque abbia seguito un percorso professionale nel doppiaggio e nell’utilizzo della propria voce come strumento di lavoro in genere. Le sue capacità erano davvero sorprendenti; era ed è una delle poche voci realmente “diverse e inconfondibili” del panorama italiano, probabilmente la più emulata, progenitrice di uno stile che ha contaminato fiction, film e documentari di ogni genere ed importanza. Quando i Maestri come lui se ne vanno così giovani, resta un amaro in bocca difficile da digerire. Mi chiedo come sarebbe diventata la sua voce ancora più avanti negli anni, quando si raggiunge quell’ulteriore maturazione che ha dato modo a tanti altri importanti doppiatori di lasciare impronte ancora più indelebili rispetto al ”giovane” Capone. Peccato, sarà la nostra memoria a commentare il suo ultimo viaggio attaverso le sue corde vocali.
Giuse Rossetti


Non sapevo ci se ne fosse andato. Non conoscevo neppure il suo nome. Ma La sua voce è stata ed è per me il punto di riferimento della dizione. Quando facevamo il trio darwin a colorado, cercavo costantemente di imitarlo senza riuscirci. Un mito.
Ciao Fabri. Già, un mostro di bravura, davvero immenso. Imitarlo? Mh… Se tutto va bene ne nascerà un altro come lui fra un millenio. Oppure fra due.
Quando un doppiatore muore muoiono anche i personaggi che ha doppiato e ogni possibilità che questi personaggi possano continuare a sopravvivere. Vuoi un esempio? Quando sono cambiati i doppiatori di Stan Laurel e Oliver Hardy, non solo facevano meno ridere, ma a sentirli provavo quasi fastidio, più o meno come una profanazione di qualcosa di sacro o di qualcosa a cui tenevo particolarmente: NON ERANO LORO… in realtà prima i loro personaggi e la loro voce erano un tutt’uno inseparabile, e poi la magia era scomparsa… Potere della voce, della timbrica o dell’impostazione???
Forse potere della nostra abitudine.