Televisione? Solo a casa e in ufficio.
La televisione mi ha sempre dato parecchio da pensare, ed è incredibile come il mio disprezzo non basti a non curarmi di lei. In quel mosaico incompleto che è la mia povera mente ho aggiunto un nuovo tassello che riguarda proprio questo media tanto amato quanto odiato. La pubblicità è l’anima del commercio? Sì, fin qui ci siamo, ma c’è di più. La tv governa davvero le masse, e non è un luogo comune. Non è una supposizione. Non è qualunquismo. Ditemi se vi siete accorti di una delle frasi che va per la maggiore nella pubblicità… Compra che è un affare? No. Fidati che siamo gente seria? Mh, no. Non ti deluderà il nostro prodotto? No e no. La frase che sento di più è: ’’a casa e in ufficio’’. Ebbene sì. Infatti capita d’imbattersi in una merendina ’’nutriente, in una pratica confezione da dieci, per uno spuntino veloce a casa o in ufficio’’. Poi c’è la macchinetta che fa il caffè col timer che così ’’al mattino hai più tempo per te prima di andare in ufficio’’. E ancora l’operatore turistico di turno che poco prima dell’estate ti dice di prenderti ’’un bel viaggio a prezzo vantaggioso, te lo meriti dopo un anno passato avanti e indietro tra casa e ufficio’’. Oppure i conduttori dei programmi alla mattina presto, fateci caso ai loro ’’auguriamo una buona giornata a tutti coloro che stanno per recarsi in ufficio’’. Ma scusate, sono scemo io o c’è qualcosa che non va? I metalmeccanici non fanno lo spuntino sul lavoro? Non possono mangiarsi le merendine? Boh… Ma un falegname, detto fra noi, non può comprarsi una macchinetta per il caffè col timer, mica per chissà cosa, ma per avere più tempo per lui prima di andare a tagliare quintali di legna fra la polvere? E aggiungo, tutti coloro che non lavorano in un ufficio non sono abbastanza stanchi per andarsene in vacanza? Non si meritano nemmeno un buongiorno dai presentatori tv? Scommeto che c’è sotto qualcosa… Questo apparente modo di dire sarà una specie di messaggio subliminale con relativo secondo intento? Credo proprio di sì, perchè se quasi tutti gli autori pubblicitari decidono di adottare questa frase ricorrente non può trattarsi di coincidenza. E’ palesemente così. E allora perchè? Una spiegazione dettagliata in merito non la posso dare, non è mio compito, e poi non è sicuramente all’altezza del mio arcaico acume così distante e diverso dai canoni televisivi. Però un’idea ce l’avrei. Da un ventennio a questa parte quella fetta di lavoratori che guadagnano attraverso il sudore e i calli delle mani è in costante diminuzione, cresce invece l’ambizione di un guadagno in un certo senso ’’meno faticoso’’, ossia l’ambìto posto di lavoro nei settori dove si prestano esclusivamente il proprio intelletto o la propria cultura. Sono più che convinto che la tv in questi anni abbia non contribuito, bensì creato l’enorme spaccatura sociale che divide i due principali tipi di impiego. Ai giorni nostri abbiamo stormi e stormi di neolaureati che vagano qui e là, li senti lamentarsi ovunque per la mancanza di lavoro. Allo stesso tempo mi giungono le lamentele dei titolari di ditte nei più svariati settori. I muratori si lamentano perchè manca la mano d’opera, i carpentieri si lamentano per la stessa cosa, i falegnami pure, i verniciatori anche, i ristoratori e le imprese di pulizia idem. Ma la provvidenziale, sana ed onestissima umiltà, la stessa che ha mandato avanti intere generazioni di nostri avi dov’è finita? Riflettiamo per un istante… Se la vita costa molto cara, non hai un soldo in tasca, non hai esperienza, non vuoi essere di peso ai tuoi e hai sete di indipendenza, perchè non vai a cercarti un lavoro dove non aspettano altro che te? Cosa c’è di male in una mansione che poco c’entra con ciò che hai studiato, dal momento che ti pagano e con quei soldi vivi nell’attesa che venga il tuo momento lavorativo che tanto sogni? Si può andare avanti a pane raffermo, acqua ed orgoglio? Eccoci arrivati al dunque: ’’ma io ho studiato’’. Sì, questa è la frase più ricorrente nella realtà come lo è ’’a casa e in ufficio’’ negli spot. -Non posso fare un lavoro così umiliante, dai, me l’ha detto la tv!- E’ inutile, due più due fa sempre quattro, e questa addizione tra lavoro e tv è azzeccata, ne sono più che certo, è così. Non è poi così difficile convincersene; il potere della televisione è sotto ai nostri occhi, è attorno a noi. Lo si vede nell’evidente capacità che ha nel creare e disfare le mode fra i giovani, nel riuscire a vendere prodotti malgrado la loro discussa genuinità e chi più ne ha più ne metta. Comunque sì, anche nella precarietà c’è lo zampino del nostro amato media catodico, un motivo in più per capire una volta per tutte quanto saremmo più liberi dopo aver gettato questa scatola dalla finestra. Facendo però attenzione che non passi nessuno in quel momento, segno che la tv potrebbe far male anche senza attaccarla alla presa di corrente.
Giuse Rossetti


Mi sembra veramente un’ottima analisi, Giuse, condivido.
Il discorso sarebbe lungo e interessante.
La televisione è stata un grande strumento che avremmo potuto utilizzare in modo decisamente più utile. Purtroppo però, come spesso (quasi sempre) avviene, abbiamo permesso che venisse strumentalizzato e deformato contro di noi e il nostro vero benessere.
L’illusione che ci è stata venduta, ma che noi abbiamo allegramente acquistato a “scatola chiusa”, la stiamo pagando con la delusione ed il vuoto. E la cosa non riguarda solo i giovani studenti o laureati, ma anche tanti altri, che come me, avevano già costruito la propria vita e che ora si trovano a doverla smontare e rimontare, come se fosse un kit dell’ Ikea…
ma senza le istruzioni e con qualche pezzo mancante.
Dobbiamo ritrovare le parole vere in questo mare di bugie, quelle che ci appartengono. Forse, ricominciare a sporcarci le mani con la realtà che abbiamo intorno, ci insegnerà a seguire i sogni e non le illusioni, almeno finché non lo dimenticheremo nuovamente.
Che abbia ragione quel polpettone di “via col vento”?
“Trai la tua forza da questa terra, da Tara, Rossella. Tu ne sei parte ed essa è parte di te.”
Mi sono venute in mente altre pubblicità…quelle dei profumi ad esempio, sempre donne bellissime e sensuali, vestite molto eleganti, o quelle che so dei pelati o delle paste, dove la cucina è grande quanto casa mia e penso che la pubblicità ti DEVE far pensare in meglio, in più grande, un più bello: è quella la sua anima.
Per quanto riguarda il rapporto tra il precariato e la TV, non sono d’accordo, perchè in fin dei conti fare l’operaio, specialmente in fabbrica, ti logora, è molto stancante e guadagni anche poco, per cui se puoi fare un altro lavoro ben venga.
Diverso è fare il piccolo artigiano, il falegname, l’idraulico, l’elettricista…e qui ti do ragione…si sta perdendo il gusto di lavorare con le mani, di fabbricare qualcosa, di inventare, forse…
Ciao
Caro Giuse, rileggendo il tuo post mi sono accorta di non aver minimamente contribuito a chiarire l’aspetto tecnico del tuo quesito. Da operatrice della comunicazione, ed in particolare del mondo pubblicitario, posso garantirti che ogni parola utilizzata in spot televisivi o radiofonici, visto l’investimento elevatissimo per la programmazione, viene da sempre attentamente studiata in ogni suo possibile effetto e posizionamento e con il supporto di psicologi, preventivamente testata su campioni di consumatori. Da anni, anche se non ufficialmente, tecniche subliminali vengono utilizzate per rafforzare occultamente la comunicazione visiva e verbale, ma soprattutto per alterare le cosiddette associazioni mentali e di conseguenza, produrre quei comportamenti compulsivi, che sono alla base del “manuale del buon consumatore”.
La pubblicità crea assuefazione, ma non essendo conveniente aumentare gli investimenti, deve studiare sempre nuovi elementi che riescano a sollecitare e a tenere alto il livello di attenzione.
Un altro obiettivo importante della comunicazione pubblicitaria è quello di ottenere la familiarizzazione del marchio a livello emozionale.
Se parole come “casa” e “ufficio” vengono utilizzate, soprattutto associate, vuol dire che sono quelle maggiormente evocative di emozioni, nel linguaggio del target potenziale di riferimento, che molto probabilmente, non è costituito da idraulici o agricoltori, ma da impiegati del terziario e terziario avanzato. Per quanto riguarda invece il linguaggio dei conduttori tv, essendo la tv stessa autoreferenziale, è molto probabile che il linguaggio della pubblicità passi nel linguaggio comune, a maggior ragione in quello già banalissimo, dei conduttori.
La stessa strategia può essere applicata a qualsiasi prodotto, anche politico, ideologico o sociale. In linea teorica, ogni nostra scelta è un prodotto.
Comunque non preoccuparti troppo, perché il linguaggio pubblicitario presto non sarà più solo persuasivo . La mutazione del marketing in neuromarketing, aprirà nuovi scenari ben più allarmanti, che sempre meno spazio lasceranno alla libera scelta del consumatore.